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RIFLESSIONI E SPUNTI SUL LAVORO


 

Arbeit macht frei («Il lavoro rende liberi»)


Per quanto tragico e sarcastico, il motto posto dai nazisti all’ingresso di Auschwitz rimanda alla moderna rivalutazione del lavoro manuale ed al suo doppio valore. Il termine lavoro secondo la tradizione giudaico cristiana e secondo l’etica borghese comprende in se stesso un duplice significato: 1) il lavoro è inteso come molestia, necessità, fatica; nella Bibbia infatti è ricondotto ad una condizione di imperfezione e colpa dell’uomo. Lavoro è prima di tutto il duro lavoro dei campi, sinonimo di sottomissione servile. 2) Il lavoro è inteso come un’attività costruttiva, di autonomia e creatività dell’uomo, che, oltre a tenerlo lontano dai vizi, è fonte di virtù, di realizzazione di sé.

I termini che sia le lingue classiche (greco, latino) sia le lingue moderne (come il francese o lo spagnolo) usano per indicare il lavoro (rispettivamente pónos, labor, travail e trabajo) enfatizzano la dimensione di pena, sofferenza imposta, peso, fatica, che comporta la necessità di strappare alla natura i mezzi per il sostentamento, quasi echeggiando la maledizione divina di cui in Genesi (3, 17-19). Libertà, liberalità, gentilezza venivano viste dal pensiero classico come connesse all’affrancamento dalla fatica del lavoro manuale, che andava appaltata agli schiavi, ai servi, come ancora ribadisce Aristotele. Se la prima riflessione moderna comincia a rivalutare la prassi (esaltando lo homo faber fortunae suae), esita di fronte al lavoro manuale (Moro o Campanella vogliono che tutti lavorino per distribuire equamente quella che potremmo definire ‘sofferenza socialmente necessaria’). Solo con ‘l’etica protestante’ e ‘lo spirito del capitalismo’ si avvia la piena rivalutazione del lavoro e della sua organizzazione sociale, in particolare con la filosofia scozzese del Settecento (da cui prende le mosse la riflessione sull’economia politica di A. Smith, snodo decisivo sia per Hegel che per Marx); ma è Hegel il primo a considerarlo ‘momento’ essenziale di quel processo che porta alla costituzione di un mondo ‘per l’uomo’ e alla piena coscienza di sé.

[HEGEL E LA RIVALUTAZIONE MODERNA DEL LAVORO: IL LAVORO COME ‘FORMAZIONE’, ‘LIBERAZIONE’, ‘UMANIZZAZIONE’ di Piergiorgio Sensi]



«...un processo che si svolge fra l'uomo e la natura, nel quale l'uomo per mezzo della propria azione produce, regola e controlla il ricambio organico fra se stesso e la natura: contrappone se stesso, quale una fra le potenze della natura, alla materialità della natura. Egli mette in moto le forze naturali appartenenti alla sua corporeità, braccia e gambe, mani e testa, per appropriarsi i materiali della natura in forma usabile per la propria vita».  

[Il Capitale, libro I]



"Il lavoro è un diritto del cittadino. Lo stato deve offrire la possibilità a ogni persona di trovare un’occupazione che contribuisca al progresso sociale; è quindi anche un dovere in quanto ognuno deve esercitarlo secondo la sua competenza."

[ART. 4 della COSTITUZIONE ITALIANA]

 

 

Il lavoro: dall’Antichità classica sino al Novecento europeo Considerazioni storiche e filosofiche