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Concerti

Sabato 22 Aprile   

 

Salvatore Russo, chitarra solista

Paolo Viscardi, chitarra ritmica

Pino Delfino, contrabbasso

 

Una band in cui, come nella migliore tradizione tzigana, trovano la massima espressione gli strumenti a corda. Il progetto nasce a Roma nel 2008 dall'incontro di due chitarristi (da tempo legati dalla comune passione per la musica di Django Reinhardt) e un contrabbassista, rapidamente convertito all'irresistibile, trascinante ritmo del manouche ai quali si aggiungono in seguito un violinista ed un clarinettista/sassofonista. Insieme costruiscono un progetto di promozione e diffusione del genere gipsy jazz, che privilegia l’esecuzione di brani originali di Django Reinhardt, rileggendoli alla luce delle interpretazioni stilistiche più recenti, da Tchavolo Schmitt a Biréli Lagrène, da Romane a Stochelo Rosenberg. Il loro repertorio spazia, dunque, dai grandi classici di Reinhardt alle melodie tradizionali gitane, dagli standard jazz degli anni trenta alle composizioni dei più noti esponenti del manouche contemporaneo. Il feeling, la passione, il divertimento e la tecnica sono i punti di forza di questi musicisti, che, fedeli al più puro esprit manouche, amano confrontarsi con quanti più musicisti possibile e condividere con loro, e con il pubblico, la straordinaria forza, la vitalità e la poesia delle note di Django Reinhardt.

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Domenica 24 Aprile 2016

Liberation swing

omaggio allo swing italiano, alle contaminazioni ed alle liberazioni 

con: Pierluigi Abate - chitarra, Andrea Infusino - contrabbasso, Gianpaolo Noce - batteria,  Emanuele Orrico - fisarmonica, Francesco Romeo - sax e clarino, Maria Rosa Vuono. 

Nella Sala Mostre PunkAstrattismo di Luca Rota 

Semplici, veloci, colorate pennellate. Linee sinuose, orizzontali, verticali, oblique. Getti di colore. Colore e Luce. Luce ed armonia. Armonia e vivacità. Figure semplici in spazi semplici. Prospettive riformulate. Un'arte che vuol suscitare sentimenti di gioia. Astrattismo e semplicità. Un astrattismo punk.

 

 

Sabato 14 maggio 2016

ore 21,00

soffio

"Io so, io soffio"
traendo spunto dal famoso articolo di Pasolini.

Con Bruno Albanito, Guglielmo Miceli, Ilaria Sisca, Maria Rosa Vuono, Annarita Sica e Antonio Lopez

Sempre di più sono le persone che "sanno" e che "si indignano", e questo rappresenta ,a volte , l'unico barlume di luce nei momenti più bui. L'invito di Bertoli è di soffiare su questa fiammella per non fare spegnere la luce, ma semmai farla crescere. Se sappiamo, soffiamo così non soffriamo.

Sarà previsto il servizio ArciCena.

 

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27 Febbraio 2016        Sing It away.. tributo ad Aretha Franklin
Elisa Palermo (voce), Riccardo Galimi (piano)
Respect di Otis Redding (1967) vs. Aretha Franklin
 
Aretha: RESPECT per le donne
Scritta da Otis Redding nel 1965 per l’album “Otis Blue” ma portata al successo nel 1967 da Aretha Franklin nell’album di debutto della Franklin, “I Never Loved a Man the Way I Love You”, con ai cori le sorelle Carolyn ed Erma. La musica e anche il significato delle due versioni sono sensibilmente iversi, a dispetto di minime variazioni nel testo. Quello chiesto da Otis Redding è un “rispetto” piuttosto torrido: fammi pure del male, babe, basta che quando torno a casa tu mi dia il “rispetto” di cui ho bisogno; Aretha Franklin cambia completamente prospettiva: il rispetto invocato non ha doppio senso, non ha incertezze, è proprio il rispetto verso le donne, prima di tutto. Poi, considerato che nel 1967 i movimenti per i diritti cominciavano ad intrecciarsi e a saldarsi tra di loro, in breve la canzone venne adottata non solo dal movimento femminista ma anche da quello per i diritti civili degli afroamericani. E la richiesta di RESPECT si estese all’intera società statunitense.*“RESPECT, scopri un po’ cosa significa per me, RESPECT,fai bene attenzione, ‘take care of business…”. La canzone è oggi considerata tra le migliori dell'era del rock and roll e la versione di Aretha è alla quinta posizione nella classifica della rivista Rolling Stone delle 500 miglioricanzoni di tutti i tempi. Con questo risultato, la regina del Soul è la prima donna a comparire nella lista. Fu il produttore Jerry Wexler a intuire il potenziale successo della canzone oltre la cerchia del pubblico R&B e a proporla a Aretha Franklin. Il giorno di San Valentino del 1967 Aretha Franklin incise la sua versione, accompagnata ai cori dalle sorelle Carolyn e Erma. Nella versione della Franklin, vennero aggiunti all'originale una nuova parte e l'intervento del sax tenore di King Curtis.Il brano venne incluso nell'album di Aretha Franklin I Never Loved a Man the Way I Love You. Il successo della versione della Franklin fu persino maggiore dell'originale due settimane in testa alla classifica generale australiana ed americana di vendita Billboard Hot 100 e otto settimane in testa alla classifica di vendita di Billboard dedicata alla musica nera. Ebbe inoltre successo in Canada con la seconda posizione e nel Regno Unito, raggiungendo la decima posizione e facendo guadagnare alla Franklin una visibilità internazionale. In Italia raggiunse il settimo posto nella classifica di vendita dei 45 giri. La settima posizione la raggiunse anche in Olanda. Il singolo vinse il Grammy Award for Best R&B Performance ed il Grammy Award for Best Female R&B Vocal Performance 1968
e venne premiato con il Grammy Hall of Fame Award 1998. Anche Redding fu impressionato dal successo, durante la sua performance al Monterey Pop Festival dell'estate del 1967 presentò Respect come "una canzone che mi è stata rubata da una ragazza".
27 Febbraio 2016
Sing It away...  tributo ad Aretha Franklin
Elisa Palermo (voce) & Riccardo Galimi (piano) 
 
 In sala d'arte espone la pittrice Marisa Retta con  la mostra "Voli... pindarici"
 
 
libro
Presentazione del libro ‘Scorie d’io’ di Luca Rota