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libro

Anna Gavalda
L'età dei sogni
Frassinelli

Devo dire che ho pensato molto all’opportunità di consigliare questo libro per la lettura.

La storia è semplice e lieve: Architetto di mezz’età in crisi con il mondo, il genere umano e la vita, dopo la morte di una vecchia amica trova il coraggio di guardarsi dentro, aprire vecchie ferite  e verrà premiato con l’amore!!!!!! Evviva e vissero tutti felici e contenti!

La trama, converrete con me, è alquanto scontata ed io provo rancore per le favole moderne perché nella vita , si sa, è difficile che ci sia l’Happy End e gli architetti stempiati spesso trovano gli avvisi di garanzia, non certo l’amore e le donne con 5 figli adottivi e mille responsabilità non sposano gli architetti rampanti ma passano la notte a dialogare con le lavatrici.. ma tant’è……

In ogni caso, mi sono detta, perché non fare sognare un poco i miei affezionati lettori? Tutti hanno diritto alla loro dose di speranza ed allora eccovi accontentati.

Altro motivo per leggere il libro è sen’z altro la scrittura: efficace, in alcuni tratti poetica ma essenziale. Centrata sui sentimenti più che sui personaggi e questo fa bene in un mondo dove conta così poco il sentire. Prendere confidenza con le emozioni non fa mai male: chi ne prova poco può allenarsi e scoprire come sia bello sentire anche le cose negative, chi ne prova molte può imparare a riconoscerle, governarle e non farsi governare.

E poi vi propongo un gioco: divertitevi a cercare sotto la trama da film rosa alcune piccole perle come questa: “il dolore significa sopravvivenza. Più tardi, vedrete ci saranno delle cose che fanno soffrire. Dico delle cose ma penso a persone, in realtà…persone, situazioni, sentimenti e…. il dolore funziona perché è la nostra sopravvivenza ma bisogna fuggire via dal dolore anche se non abbiamo più la testa…..” . Sembra banale, ma non lo è: quante volte  usiamo il dolore per rimanere attaccati di più alle cose, per paura di provare sofferenza ci accontentiamo di soffrire mille e cento volte di più quotidianamente? Per timore di perdere ciò che è già perduto riempiamo i cassetti e le mani di cose  e sentimenti che non ci sono più e teniamo con noi conchiglie vuote.

Forse l’insegnamento più bello di questo libro è proprio questo: non dobbiamo mai avere paura: di affrontare i lutti, di immergerci nelle pene per avere il coraggio di risalire dopo essere entrati in contatto con parti vere e magari dimenticate di noi che scopriamo solo se entriamo in contatto con noi stessi, le difficoltà, i sentimenti e perché no?  Spesso proprio anche il dolore : in fondo solo le discese ardite portano a risalite portentose. Ecco perché il protagonista del libro alla fine si salverà: attraverso la rielaborazione del lutto e la riesumazione di parti di lui che credeva sepolte per sempre, affronta un viaggio a ritroso dentro se stesso e trova la forza di cambiare la vita, di ritrovare amici che lo avevano ferito e riscopre i sentimenti che aveva da ragazzo e che lo guidano poi alla più genuina visione del mondo.

Ed allora orsù anche noi impegnamoci in queste riflessioni leggendo il libro: magari un manager rampante o una fanciulla pura e coraggiosa non si innamoreranno di noi e continueremo  a dialogare di notte con le lavatrici, ma….. forse…. Forse…. Riusciremo a capire, attraverso la metafora, come sia importante percorrere la strada che ci faccia trovare la vera essenza di noi stessi.. qualunque essa sia!

Rossana Castriota