Le luci nelle case degli altri di Chiara Gamberale /ed Mondadori

Bel libro quello della Gamberale. Certo non aspettatevi un romanzo che diventerà la pietra miliare della letteratura italiana, un romanzo intellettuale che offe spunti culturali: la prosa è semplice ma d’effetto, il testo scritto scorre facilmente e non ci sono voli grammaticali, ricerca di parole o frasi per colpire, il linguaggio è sintetico e riecheggia echi di quotidianità. Ma forse è proprio questo il linguaggio che serve per Parlare di un tema scottante come quello della famiglia e delle dinamiche famigliari.
La protagonista della storia è Mandorla che in una notte molto lunga, da una cella di una prigione ci racconta la sua vita e ci descrive gli avvenimenti che l’hanno portata a essere arrestata. Scopriamo che Mandorla, alla morte della madre è stata adottata da un intero condominio, quello di cui era amministratrice la signora, perché in un a lettera la madre della bambina rivela che il padre è uno degli uomini che abitano nel palazzo. Le famiglie riunite decidono allora, per mantenere la pace e per non essere turbate da un evento tanto grande, di mantenere il segreto e di crescere la protagonista tutti insieme.
La vicenda di Mandorla diventa allora una scusa per sondare le vite di tutte queste famiglie e dei loro componenti. Scopriamo così che avere due genitori “normali”, anzi avere due genitori, non ti protegge dalla sofferenza o dai problemi futuri, scopriamo che, a volte, può essere padre e madre anche chi non lo è biologicamente e cosa più importante capiamo che i segreti costruiti fanno più male delle parole non dette, che i silenzi feriscono come sciabole e che l’equilibrio basato sulla menzogna, anche se a fin di bene, è precario e pericolosamente instabile.
Ma il romanzo è un romanzo anche di formazione: Mandorla riesce a diventare un essere adulto quando è libera di scegliere senza il condizionamento dei genitori e dei grandi è forse questa la morale della storia: siamo autentici solo quando non ci facciamo condizionare dai vissuti famigliari, solo quando lasciamo i genitori, emotivamente, per dare sviluppo alla nostra vera natura, senza incaricarci di svolgere compiti che gli altri hanno deciso, consciamente ed inconsciamente per noi, solo quando decidiamo di vivere la nostra vita non quella che gli altri ci hanno assegnato.
La storia di Mandorla è una favola per adulti : per quelli che ancora si sentono bambini e per quelli che non lo sono mai stati, l’atmosfera è magica, ci sono le filastrocche della protagonista che accompagnano la narrazione e sfila una carrellata di personaggi molto interessanti tratteggiati con sapienza non tanto psicologica ma quanto “caratteriale”.
È autunno, allora cosa c’è di meglio che ritornare a casa raccontarci una fiaba e giocare ad immaginare, insieme alla scrittrice, quali segreti nascondono le luci nelle case degli altri?
Rossana Castriota

