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libroUna bambina avvolta nel mistero. Tre generazioni di donne unite dalla forza. Un unico destino”. Scordiamoci queste banalità che sono scritte sulla copertina del romanzo, non senza chiederci come mai le case editrici scrivano cose che in realtà affondano i propri autori piuttosto che renderli più interessanti.

“La bambina nata due volte” è un romanzo si, di donne, scritto sembrerebbe ad un lettore disattento per donne, è un romanzo si intriso di banalità: l’amore, la forza femminile, le figure maschili deboli e di contorno, la passione e l’eros, ma è un romanzo interessante , secondo me per altre tematiche che affronta.

Le storie delle tre protagoniste: nonna, mamma e figlia sono divise in tre sotto paragrafi del libro, l’autrice li presenta come tre romanzi brevi, in effetti. Il libro si può leggere anche, in qualche modo, senza leggere dalla prima pagina all’ultima, ma anche andando a salterello tra la storia di una donna ed un'altra.. compiendo, insomma salti generazionali e voli tra storie e vicende legate tra loro ma compiute nella singola  narrazione che racchiude le diverse protagoniste.

Andate , allora, all’ultimo mini- romanzo: la storia di Salomè: la figlia, l’ultimo anello della catena generazionale.  Sorpresa: abbandonata la noia e la convenzionalità dei temi trattati nelle pagine prece enti ci troviamo catapultati negli anni 70 sud- americani. La scrittrice descrive la lotta dei movimenti di liberazione nazionale di sinistra sud- americani, parla della resistenza ai regimi dei colonnelli, descrive il movimento dei Tupamaros uruguaiani, entra nelle prigioni politiche, descrive le torture fisiche e psicologiche subite dai dissidenti, tutto con perizia storica e dovizia di particolari. Sembra quasi di rivedere Panagulis rinchiuso nella sua cella descritta in “Un Uomo” della Fallaci. Una lettura storica per rivivere o riscoprire un periodo dimenticato ( come aimè,troppo spesso accade, tutta la storia in genere)

La giovane Salomè, la protagonista di questa terza parte del libro, è descritta con dovizia psicologica: il lettore rivive con lei la paura,  il dolore delle torture, la gioia e le titubanze della scelta politica fatta, la rinascita lenta e sofferta dopo la liberazione. E tanto altro.. tutto.. troppo per essere descritto da questa povera pseudo giornalista in due parole.

Chiuso il libro mi sono chiesta dove sono finiti gli ideali ( dai qualsiasi tipo o colore!) dov’è finita la voglia di lottare per le proprie speranza, per concetti astratti come la patria o l’onore, dov’è finita la gioventù impegnata:  in qualsiasi cosa ! naturalmente il libro non è un inno alla lotta armata . Il libro è un inno alla voglia di vivere, ai progetti, al desiderio di affermare i propri ideali, alla forza della lotta ma della lotta per se stessi (Salomè sopravvive perché lo grida dalle pagine.. il lettore ne è quasi assordato) . Allora la forza di una donna acquista valore universale e non rimane chiusa nel ristretto ruolo di genere.

Ecco perché il libro si redime alla fine, abbandonata il desiderio di somigliare alla Allende, la scrittrice prende il volo con la storia e dalla storia si fa guidare verso l’originalità e l’interesse.

Non che la poesia che vuole evocare nelle precedenti narrazioni del romanzo, non sia qualche volta piacevole ed a tratti ben riuscita, ma è la forza che traspare da Salomè a colpire.. la forza dei fatti e della concretezza degli eventi storici.

Alziamoci sempre per i nostri ideali: per l’amore, per la nostra vita, per l’amicizia per l’uguaglianza per i diritti di tutti. È una speranza!

Rossana Castriota