Valutazione attuale: / 7
ScarsoOttimo 
Recensioni Libri

Un romanzo duro, spietato, politicamente scorretto, a tratti intollerabile per il senso di disperazione e di amarezza che emana, ma vivo, autentico e soprattutto magnificamente scritto. E’questo “Tiratori scelti”, il folgorante esordio letterario di Emmanuele Bianco, giovane allievo della Scuola Holden nato a Milano 27 anni fa ma originario di Bianchi, piccolo paese in provincia di Cosenza dove vive la sua famiglia. A scoprirlo la casa editrice Fandango, che ha saputo riconoscere con grande sensibilità la qualità e la ricchezza della scrittura di Bianco, perfettamente funzionale a farci addentrare in uno spaccato umano, quello che vive ai margini delle grandi metropoli italiane, difficile da conoscere e comprendere se non lo si è vissuto da dentro.

Sì perché  “Tiratori scelti” è un atto d’amore verso la periferia, che in Bianco diventa sì un luogo difficile e degradato, ma trasparente, vitale, nel quale si cresce velocemente, perché è vario e sovrappopolato da cuori diversi per origine, religioni, professioni, etiche, ma che comunque battono sempre all’unisono. Anche se in periferia arrivano sempre gli ultimi, prima i calabresi, poi gli altri meridionali, adesso gli extracomunitari. Ma è un luogo vivo, che non si può fermare, perennemente in movimento, dal quale non ci si stacca, anche se non c’è giorno che non ti tormenti l’idea di andare via, lontano centomila chilometri..

La periferia che Bianco racconta è quella di Milano e di un quartiere il cui nome è già tutto un programma, Trincea, pieno zeppo di giovani, figli e nipoti di meridionali saliti al Nord in cerca di fortuna, pompati di palestra e perennemente fluttuanti nel limbo in cui la droga li sospende, la cocaina, droga non più per soli ricchi, ma ormai alla portata di tutti. Giovani in precario equilibrio, con sguardi pieni di ferocia e rabbia per ogni ascolto mancato, pronti ad azzannare un nemico invisibile, ma che sentono comunque sempre presente, minaccioso e vivo. Una generazione cresciuta con i gangster movie, che non ha mai avuto voglia di studiare e che quindi affronta la precarietà di tutto senza avere gli strumenti per accettare il dolore, la sconfitta, il desiderio. Quelli in “Trincea” sono giovani griffati dalla testa ai piedi che sanno cosa significhi benessere economico e, laddove vi è solo un desiderio, lo trasformano in realtà senza scrupoli e senza remore. Così il denaro diventa l’unico miraggio, che offusca sentimenti e idee perché il solo a poter trasformare un nessuno in uno che conta. Giovani che non pensano sia necessario sapere, farsi un’opinione, avere dubbi, come se le sorti del loro paese non li riguardassero, perfetti esemplari di un’altra Italia non più proletaria ma non ancora piccolo borghese che vive ai bordi delle metropoli, nelle nuove case della speculazione, cemento che sale implacabile fino a bucare un cielo caliginoso, “mai un arcobaleno qui, mai”.

Le banlieue che Bianco descrive sono i margini italiani della crisi, della lega, del precariato lavorativo, della cocaina, droga di tutti i giorni, giorni fatti di violenza e feroci regole di sopravvivenza. La cocaina, la droga della velocità. Come Milano, città veloce per eccellenza, in cui dalla periferia arriva lontana la voce di Maurizio, Gregory, Alvaro, Guido, Irene, Shitzee, Antony, i tiratori scelti del titolo, che raccontano attraverso i loro punti di vista uno spaccato di questo paese, dove montano le tensioni sociali, dove la coca e il denaro sono il credo, e le “comitive” si trasformano in bande per il controllo del territorio, delle ragazze, di una partita di droga, di tutto.

E nelle pagine più dolorose del libro Bianco racconta quasi con compassione questo pezzo di umanità in precario equilibrio, che sta irreversibilmente perdendo il contatto con gli altri. E proprio in queste pagine, accostando piano l’orecchio, sembra di sentirle le loro voci, l’urlo disperato di chi, in una società in guerra, sa di avere solo un’occasione di centrare il bersaglio. Un solo colpo per realizzarsi. Un solo colpo per non soccombere.