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Recensioni Libri

copertinaLa famiglia? Luogo di nonne canute abbracciate ai nipotini o intende in cucina? Mamme affettuose e padri da cartolina? No. Quella descritta da Preeta  Samarasan non è una famiglia patinata, da copertina di giornale, da panificio di biscotti… è una famiglia reale. Crogiuolo di insoddisfazione e di rancori mai sopiti, di pensieri non detti e di amori soffocati, la famiglia del romanzo sta al nucleo famigliare che tutti immaginiamo e vagheggiamo come mister Hide sta a il dottor Jekill .

All’interno di una ricca famiglia malese si consumano piccoli drammi quotidiani: c’è la figlia Uma, bella e geniale ma ferita da una madre assente e vittima di piccole vendette famigliari, c’è la piccola ed intelligente Aasha che spia tutti i componenti della casa. Rifiutata da tutti  e perciò amica solo dei fantasmi  che abitano lo stabile, con cui parla e si confida e che le raccontano la loro storia

C’è il padre avvocato rampante che ha sposato i costumi inglesi e vive un matrimonio infelice con  Amma, arida e avida donna priva di sentimenti anche per se stessa.

Nella narrazione trovano solo riscatto coloro che si allontanano per trovare la propria strada , contro tutti e contro tutto, coloro che rinnegano una società fatta di regole obsolete, di ipocrisia e di falsi valori.

Splendida la figura della serva Chellam che povera tra i poveri, sfruttata e reietta osa sognare fino all’ultimo un futuro migliore  e dello zio “sala da ballo”, fratello scapestrato del noto avvocato, generoso, sincero  ma allontanato perché  giudicato senza regole  ed irresponsabile a causa della sua abiura del sistema sociale e delle regole non scritte che governano la comunità.

E poi la felicità.. che quasi  tutti  i personaggi del racconto trovano in altre famiglie parallele, con altre donne e altri uomini, a volte di diversa etnia, amanti improbabili e discutibili, l’amore e la passione che la scrittrice concede di conoscere solo a chi abbandona la casa per esplorare mondi paralleli, l’altra faccia della luna.

Una critica aspra e forte alla società beghina ed alla famiglia che ne è il nucleo privilegiato e ne è metafora.

Già sento le voci ed i mormorii di chi vuole difendere il ricordo e l’immagine manierata ma rassicurante da mulino bianco! Forse la realtà sta nel mezzo.  Potremmo dire con Tolstoj: “tutte le famiglie  felici si somigliano ogni famiglia infelice lo è a modo suo”

Esistono le famiglie spensierate, certo, le isole di sole della nostri ricordi infantili, ma Il romanzo parla a nome di tutte  le tragedie che si consumano all’interno di focolai domestici, delle violenze, dei danni che spesso si compiono, a volte anche per il troppo amore, per non lasciare crescere le persone come entità separate da un corpo unico famigliare, quando si utilizzano i figli  per rafforzare fragili unioni  e  identità traballanti o quando si utilizzano i legami per nascondersi ed evitare di crescere, dei danni provocati dalla mancanza di dialogo e di riconoscimento dell’altro e dei suoi vissuti e delle sue esperienze.

 

È un romanzo contro le convenzioni che condannano chi vuole definirsi diverso e altro dalle immagini e dai pensieri della massa, ed è un romanzo sulla condizione umana come struggente attesa e desiderio di qualcosa che non si può in fondo raggiungere mai che non è la felicità ma forse un desiderio di completezza, di amore, di gioia e di unione con gli altri e con noi stessi difficile da scoprire se non in un alterità diversa, nella sofferenza e nel dolore di riscoprirsi se stessi ma proprio per questo soli.    

Cita, a questo proposito a mio parere, nelle prime pagine l’autrice una meravigliosa strofa di poesia che da il titolo al libro:  “il sole tramonta ed il cielo si arrossa, il dolore si fa tagliente, la luce si attenua. Poi è sera quando si aprono i fiori di gelsomino, dicono gli illusi. Ma la sera è vasta luminosa aurora quando il canto dei galli crestati esulta nell’altra città e tutto il giorno è sera per chi è lontano dal’amante”

Un romanzo non convenzionale e fastidioso ma che fa riflettere e anche struggersi per i destini  le sorti ed il sentire dei personaggi , che fa guardare le cose da un altro punto di vista. E poi per le immagini da  vecchio“Mulino Bianco” c’è sempre tempo!

 Rossana Castriota