Il maledetto United di David Peace
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Il maledetto United, il libro di David Peace edito da Il Saggiatore, è la storia di Brian Clough, icona del calcio inglese anni Settanta, bomber di razza da giocatore e, dopo un drammatico infortunio che ne stronca prematuramente la carriera agonistica, leggendario allenatore capace di portare due squadre storicamente lontane dal grande giro come il Derby County e il Nottingham Forest, a conquistare il primo titolo della loro storia. Addirittura con il Forest riuscì a inventare letteralmente dal nulla, una serie vincente incredibile culminata con la conquista di due Coppe dei Campioni consecutive, grazie all’apporto di calciatori da lui scoperti e lanciati o recuperati quando sembravano destinati a malinconici finali di carriera.
Ma il libro di David Peace, inglese a tutto tondo che vive in Giappone, paese natale della moglie, non è una biografia e non è una celebrazione: è la cronaca dei 44 giorni, anzi della guerra lampo, di Clough alla guida del Leeds United, una delle squadre inglesi più forti nei primi anni Settanta, per la quale Clough nutre una profonda antipatia. Giocatori vincenti e competitivi, da anni in cima alla classifica, ma aggressivi e scorretti in campo, polemici e altezzosi fuori, protetti da una società disposta a tutto pur di vincere. Ecco allora che la scelta del protagonista di accettare l’incarico è, nel racconto di Peace, una sfida prima di tutto con se stesso. Clough sa intimamente che l’impresa è ardua, eppure spinto da un orgoglio infinito accetta, nella convinzione di poter trasformare il Leeds in una squadra che vince lealmente senza imbrogliare. Inizia così la lotta avvincente e disperata del più carismatico e controverso allenatore inglese, contro una squadra che odia (peraltro ricambiato), contro fantasmi che non smettono di perseguitarlo nelle lunghe notti insonni fra alcol e sigarette. tra paura del fallimento e la fame di successo. Venerato dai tifosi del Derby County, squadra senza gloria che ha portato in pochi anni ai vertici del calcio inglese fino alla storica vittoria del campionato nella stagione 1972-73 e alla semifinale di Coppa dei Campioni, persa in una chiacchieratissima partita a Torino contro la Juventus (famoso il suo "cheating bastards", bastardi imbroglioni, rivolto ai bianconeri), Clough decide di accettare l’offerta del Leeds sostituendo il mitico Don Revie passato alla guida della nazionale inglese. La sua è una missione: rivoluzionare la squadra più antipatica e vincente d’Inghilterra. Una storia chiusa in poco più di un mese che Peace racconta in presa diretta con il protagonista voce narrante tra presente e passato (il romanzo è un alternarsi in forma di flash tra l’avventura a Leeds e la scalata al successo con il Derby County). Se la storia, costruita su fatti reali romanzati, ha una sua forza naturale, a dare sostanza al romanzo è la caratterizzazione del personaggio Clough, un protagonista positivo, sostenuto da un senso morale fortissimo ma non esente da una dose del tutto umana di rivalsa, rancore, ossessione che ne fanno una figura completa e complessa. Nel tratteggiarla, Peace sfrutta a pieno i punti di forza della sua scrittura tagliente e veloce, perfettamente funzionale a proporre l’ossessione del suo protagonista alle prese con la propria coscienza popolata di inquietudini e fantasmi. In questo percorso il lettore diventa complice solo se accetta di essere letteralmente trascinato nella sua scrittura adrenalinica e nella cadenza martellante della sua prosa. Leggi le prime pagine e ne vorresti leggere altre. Devi fermarti ma vorresti continuare. Torni dal lavoro e riprendi il libro. Lo posi sul comodino in attesa dell’oblio del sonno. Ti svegli e senza accendere la luce, scivoli felpato sulla poltrona del soggiorno. Giusto altre 10 pagine per entrare nello spogliatoio di Elland Road, ritrovare parole dal sapore antico come “Coppa dei Campioni”, immergerti in quegli anni e in quella città Leeds dove: “spunta il sole, ma la pioggia non smette. Oggi niente arcobaleno. Non qui.” Peace è così, non si può descrivere. E’ un autore che assorbe ogni energia. Trascina. Corre. Si placa. Riparte. “Il maledetto United” è un romanzo tormentato in ogni riga, pervaso di angosce e di lucidità, di sudore e fango, nel quale il campo di allenamento è un luogo di guerra e gli uffici sotto la tribuna dello stadio l’arena dove i destini si decidono. Peace non vuole essere epico. Brian Clough puzza di brandy e sigarette. Odia la sua squadra e odia gli arbitri comprati. Odia il gioco sporco “del fottuto, maledetto Leeds”. Appena arriva, strappa i dossier sugli arbitri. “Fortuna, allora, che ne abbiamo fatta una copia” commenta Syd Owen, il preparatore atletico. Brucia la scrivania del precedente allenatore Don Revie, ne cancella ogni traccia. Don Revie, allenatore dell’anno, scudetti e trofei. Il manipolatore del gioco del Leeds. Il gioco sporco. La sua firma ovunque a tormentare i suoi pensieri, “Non è la mia squadra” ripete Brian. Solo il fottuto, maledetto Leeds. Solo il fottuto, maledetto United. Come sul campo la ripetizione impone il ritmo. La frase si spezza. La storia, magnifica, mai.
Loris Vitriecu

