C'era una volta l'amore ma ho dovuto ammazzarlo di Efraim Medina Reyes
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Allora.. già il titolo del libro è un programma!
Avanti, confessi chi non ha un amore che ha dovuto uccidere per sopravvivere? Lacrime e sangue per lenire le ferite profonde del cuore.
Poi ogni capitolo del libro è accompagnato da massime illuminate ed illuminanti, sentite questa: “ci sono tre regole la prima è che c’è sempre una vittima, la seconda è che bisogna cercare di non essere la vittima, la terza è ehe si deve ricordare la seconda regola” ed ancora: “per vedere le mie cicatrici e ascoltare il mio cuore bisogna pagare il biglietto, nulla di tutto questo è fasullo”.
Il romanzo non è un romanzo convenzionale ma un musical, un opera rock. Il protagonista racconta del suo amore perduto e della fatica che si impiega a scordare e inframmezza la sua narrazione con il resoconto delle vicende di artisti quali Kurt Cobain e Sid Vicius. Simboli, anch’essi di una vita eccessiva e creativa fatta di passione e distruzione.
E come si fa ad uccidere un amore? Vivendo, uscendo con amici impossibili ed improbabili, lasciandosi andare a sfoghi scurrili ed a momenti di alta poesia.
Si! la cosa che sorprende di più di questo libretto ( per l’esiguità delle pagine e non certo per il valore intrinseco) è proprio questa: affianco ad una narrazione esagerata e sopra le righe, a volte condita da linguaggio estremamente forte, si trovano momenti di pura e delicata poesia come accade appunto nell’amore: sesso e lirica, dolcezza e rabbia, abbandono estasi e a volte odio furioso.
Ecco a voi un esempio: “quel che ricordo è il luccichio dei suoi occhi e poi le tracce della sua voce nella stretta oscurità. I baci colavano sulla superficie spaventata come orologi di Dalì e cadevano nei vuoti senza folletti. E poi sentii il suo odore acre dentro di me e mangiai il suo odore e d il cuore del suo odore…” .
Questo romanzo si può leggere anche a brani, concentrando l’attenzione su singoli capitoli, rileggendo pagine passate o balzando in avanti, come accade quando finisce un amore e si comincia a ricordare, ad archiviare i ricordi e d i momenti belli e brutti.
Tutto, insomma, è metafora, nella narrazione della perdita dell’amore.
L’autore forse non supererà mai la delusione derivante dall’allontanamento da lui di “una certa ragazza”..( così si ostina a chiamare la fidanzata perduta durante tutto il romanzo). Ma una cosa è certa: non si arrende al dolore lo vive e lo accetta con rabbia tristezza e rimpianto, accetta anche che gli amori finiti possono tornare per poi andarsene subito dopo, come le onde del mare, che possono esserci altre storie dopo, che non possono cancellare niente di quello che è stato. Sopravvive ad “una certa ragazza” : (il fatto che non la chiama per nome evoca la sua immensa importanza) ecco tutto….
Questo è un libro per chi ha il cuore spezzato, per gli amanti della poesia e della musica, per chi non ha capito che la vita può continuare anche senza di lei o di lui e per chi non riesce ad ammazzare l’amore prima che un amore sbagliato e assassino ammazzi lui!
p.s e ricordate che l’amore, secondo Medina Reyes: “è solo questione di velocità, se non scappi alla svelta ti fottono…….mirano dritto al tuo cuore con le loro pallottole d’argento e se non te la dai a gambe finisci a delirare su un marciapiede come Don Chisciotte e magari ti riduci come un cane bastonato, che sa solo ripararsi per non prenderne altre”.
Opinione condivisibile per la maggior parte delle volte. Non trovate?
Rossana Castriota

