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Recensioni Libri


Il museo dell’innocenza

Einaudi

Orham Pamuk


“Whenever I'm alone with you 
You make me feel like I am home again

Whenever I'm alone with you 
You make me feel like I am young again

Whenever I 'm alone with you 
You make me feel like I am clean again
”..

“Ogni volta che sono solo con te mi sento come a casa, ogni volta che sono solo con te mi sento come se fossi giovane di nuovo, ogni volta che sono solo con te mi sento come se fossi pulito di nuovo”….

Questo cantavano i Cure qualche anno fa in “Love Song”….. allora andate a ricercare il brano che vi ho segnalato.. magari in vinile… mettete su la musica e cominciate  a leggere Orhan Pamuk , perché è proprio questo lo spirito che aleggia tra le pagine del nuovo romanzo del premio nobel. La storia è quella di un amore di gioventù rievocato e cercato lungo il corso di tutta una vita.

 

I due amanti Kemal, prossimo a contrarre un matrimonio bene: borghese ed accettabile e Fusun, giovane e bellissima parente del protagonista con un passato da fotomodella, si incontrano, si amano con passione folle, si lasciano e si ritrovano il tutto avviene in una Turchia sempre in bilico tra nuovo e vecchio tra Europa ed Oriente in cerca di un identità propria che sfugge ogni volta di mano.

La storia d’amore dei protagonisti contiene tutte le storie amorose, è metafora delle storie passionali e sensuali, rispecchia le storie romantiche, abbraccia gli amori platonici e quelli finiti. Parla del rimpianto, del sentimento e dell’eros.

Forse tutti gli amanti credono che le loro storie siano speciali, uniche ed irripetibili ma probabilmente non è così. Tutte le storie si somigliano tra loro, io penso, stessi palpiti, stessi inganni, stesso desiderio di credere alle bugie per fare finta di essere felici.

Naturalmente parlo delle storie travagliate ed impossibili, ma forse anche degli amori che si credono eterni e che nascondono, però, segreti come tesori sepolti nelle profondità degli oceani.

Tutte le storie d’amore sono uguali in qualche modo ed ognuna contiene elementi di tutte. Pamuk, per non farci sentire incompresi, ci parla dei nostri affetti attraverso la narrazione delle vicende di Kemal e Fusun. Parla dell’amore come forma di ritorno all’ infanzia perduta, all’innocenza, in modo immaginario. Ci mostra gli oggetti di un personale museo dei ricordi: ogni oggetto rievoca un palpito ed un episodio e nobilita l’amore che diventa macchina del tempo e ponte per ritrovare se stessi, gli altri e quello che siamo stati, per capire poi cosa siamo diventati un modo per ritornare a casa, all’origine. Ogni innamorato è come un archeologo intrepido che ricostruisce  con le cose il puzzle dell’amata e della sua vita.

Il libro di Pamuk è delizioso e lieve meno visionario e più narrativo dei romanzi precedenti, scritti prima dell’attribuzione del Nobel. E’anche una ennesima dichiarazione d’amore per  il suo paese natale pieno di contraddizioni ma anche di poesia.

Chiudete gli occhi e concetratevi: Di che consistenza è fatto il vostro amore? nel vostro museo che oggetti decidete di esporre come emblemi delle persone e degli avvenimenti che vi hanno segnato per tutta la vita?

Fate questo gioco insieme allo scrittore e aprite anche voi il vostro personale museo delle cose e delle persone smarrite ma mai perdute veramente.

Ricordando che siamo tutti come Boudelaire che scrive in Spleen: “… ho più ricordi che se avessi mille anni! Un grosso stipo a cassetti pieno di bilanci, versi, biglietti d’amore, verbali e romanze, e avvolte in quietanze, pesanti ciocche di capelli, nasconde meno segreti del mio triste cervello…..”

Rossana Castriota